Commentando i commenti su YouTube

Tra i quasi mille video che ho caricato su YouTube alcuni ricevono più commenti di altri e non sono necessariamente i più visti. Ciò che mi pare curioso da rilevare, e che mi spinge a scrivere quest’articolo, è che ciascuno di questi film riceve un proprio genere di commenti. Prendiamo ad esempio Nascita di una nazione, il capolavoro di David Wark Griffith, quello che guida la classifica dei video più commentati. Questo film, che ha compiuto ormai cento anni, segna la spartiacque tra il cinema delle origini e il cinema moderno, ma non è certo questo che interessa ai miei commentatori che usano questo film per esporre e sostenere le loro tesi razziali affermando ora la supremazia della razza bianca, ora di quella nera secondo il colore della loro pelle. Nascita di una nazione è un film razzista, tanto razzista che non si accorge neppure di esserlo: Griffith sosteneva che bianchi e neri potessero vivere insieme in pace e serenità, purché i bianchi continuassero e fare i bianchi e i neri a fare i neri. I commenti a questo film sono della specie più becera, offensivi nei contenuti e ancor più nella loro banalità. Un utente mi ha chiesto una volta perché non cancellassi questi commenti razzisti, gli ho risposto che preferivo tenerli là, alla vista di tutti, a testimoniare che anche in questo secolo vi sono persone che credono all’esistenza delle razze umane e perfino che l’una sia superiore all’altra. Credo che rimuovere, censurare o nascondere ciò che non approviamo sia sbagliato, più opportuno sarebbe spiegarcene le ragioni.

Nascita di una nazione

Valga lo stesso per i documentari di Leni Riefenstahl, la regista della propaganda nazista, che ricevono altrettanti numerosi commenti a sfondo razziale. Ma qui il discorso si fa molto più sottile. Per quanto Griffith meriti la nostra stima come regista, non possiamo certo dire che fosse un uomo particolarmente acculturato e fine di cervello, al contrario della Riefenstahl. A prima vista il suo Olympia, il documentario sulle Olimpiadi di Berlino del 1936, appare quasi come un inno alla pace e alla fratellanza globale. Alle vittorie dell’atleta di colore americano, Jesse Owens ( su cui sta uscendo ora nelle sale il film Race – Il colore della vittoria diretto da Stephen Hopkins ) viene dato grande risalto, proprio con l’intento di dimostrare che la Germania nazista avesse accantonato le sue teorie razziali. Dalla storia sappiamo che non fu così, ma ecco gli spettatori del mio canale sostenere che i nazisti non erano poi tanto razzisti se davano così tanta importanza ad Owens oppure che Hitler, in fin dei conti, era un pacifista! Se a distanza di ottant’anni i Olimpia riesce ancora a colpire per gli scopi propagandistici per cui fu creato, bisogna ammette che la Riefenstahl era un genio i cui film andrebbero non rimossi, ma visti e visti per capire in che modo agisca una propaganda tanto efficace. Sul sito www.brevestoriadelcinema.org potrete trovare altri spunti per approfondire l’argomento.

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Per quanto riguarda la commentatissima Corazzata Potëmkin sono io a diventare razzista nei confronti di tutti quegli utenti che si limitano sbrigativamente a definirlo “una cagata pazzesca”. Bravi! Vi siete fatti quattro risate nel vedere o rivedere il Secondo Tragico Fantozzi, ma questo film l’avete davvero visto? Avete cercato di capirlo? Non trovo parole migliori per rispondere a questi commenti se non quelle usate da Michele Serra:

Io è da molti anni che volevo dirlo, e forse è arrivato il momento giusto: la corazzata Potemkin è un capolavoro irripetibile, Eisenstein un colosso del Novecento, e imbucarsi nelle scomode salette d’essai per vedere quel genere di cinema, quando andavo al liceo, fu una fortuna e un privilegio. Le cagate pazzesche, in pullulante schiera, sono venute dopo, così come la ripulsa facile e cinica di tutto ciò che puzza di cultura, di bellezza, di fatica intellettuale. Risi molto anche io, quando sentii quella battuta, la giudicai liberatoria. Fu invece – senza volerlo – un mattone in più sul muro che ci imprigiona.

I commentatori di Un Chien andalou, il film di Buñuel e Dalì, sono intellettualmente più onesti e disponibili, scrivono per dire “Io non l’ho capito, qualcuno me lo spiega?” ed ecco altri utenti correre in loro soccorso cercando di spiegar loro il senso del film, o meglio, il suo non senso. Questi sono commenti costruttivi, quelli che mi fanno amare internet più della televisione e della sua comunicazione a senso unico.

Un Chien

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