Le prime volte di Gesù al cinema

Fotogramma tratto dal VI episodio della Passione dei fratelli Lumière.
Fotogramma tratto dal VI episodio della Passione dei fratelli Lumière.

Quella delle Passioni Viventi è una antichissima tradizione teatrale che dal lontano Medioevo è giunta fino ai nostri giorni. Inventato il cinema non ci volle affinché produttori e registi pensassero di portare questi popolarissimi spettacoli sullo schermo. Il primo a farlo fu il regista francese Albert Kirchner Léar che, in collaborazione con Michel Coissac ( poi noto storico del cinema), filmò una Passione di Cristo nell’estate del 1897. Il film di Léar e Coissac si componeva di dodici scene ed era interpretata da un gruppo di attori che avrebbe poi rappresentato lo stesso spettacolo alla Fête des Invalides. “Uno spettacolo inenarrabile, una mimica ridicola, espressioni eccessive, sguardi da far paura…” così descrive questo film lo stesso Coissac.

Ma nello stesso anno anche i Lumière stavano producendo un film su questo soggetto. Forse avevano visto il film di Léar, forse erano stati ispirati dai filmati che il loro operatore, Alexandre Promio, aveva girato in Palestina, non possiamo dirlo, ma sappiamo che la loro prima idea fu quella di riprendere la più nota ed apprezzata passione vivente del Vecchio Continente, quella di Oberammergau, un piccolo comune della Baviera. Purtroppo per i Lumière, la Passione di Cristo, ad Oberammergau, si celebrava una volta ogni dieci anni e non volendo attendere il 1900, si attrezzarono in un piccolo teatro di Parigi, nel XX arrodissement, diretto da Georges Hatot al quale affidarono la messa in scena, mentre Alexandre Promio andava a prender posto dietro la cinepresa. La vie et la passion de Jésus-Christ fu proiettata per la volta a Lione la notte di natale del 1898.

Si componeva di tredici episodi della durata di un minuto circa, ciascuno corrispondente ad un rullo di pellicola. Benché questi potessero essere noleggiati anche separatamente, lasciando ai gestori delle sale scegliere quali e quanti episodi proiettare, era la prima volta che si produceva un film la cui durata complessiva poteva raggiungere i tredici minuti, un vero e proprio colossal per l’epoca, il primo nella storia del cinema. Purtroppo Hatot, uomo di teatro, non fu in grado di adattare il suo lavoro alla cinepresa. Le scene che compongono La vie et la passion de Jésus-Christ sono in verità molto confuse e non molto comprensibili, tanto che a ciascun rullo di pellicola veniva allegata une breve descrizione che qualcuno, poi, avrebbe potuto leggere ad alta voce in sala per il pubblico. Il film ebbe comunque un discreto successo e forse, proprio per la sua bassa qualità artistica, stimolò altri registi a realizzare opere sullo stesso soggetto. Ferdinand Zecca, ad esempio, si rese subito conto del potenziale commerciale di questo genere e già dallo stesso anno iniziò a girare con Lucien Nonguet gli episodi che avrebbero poi composto la Vie et Passion du Christ. L’intero film, prodotto da Zecca per la Pathé Frères uscirà nel 1903 riscuotendo enorme successo in tutto il mondo. Oltre che alle illustrazioni di Gustave Doré, Zecca si era ispirato alle opere di Leonardo sia per la composizione delle scene che per il colore, questo film fu infatti distribuito anche a colori utilizzando il sistema di colorazione detto à pochoir appena messo appunto dalla Pathé.

La rivale della Pathé, la Gaumont, non poteva certo restare a guardare e nei nuovissimi studi delle Cité Elgé, al tempo i più grandi del mondo, affidò a Alice Guy la produzione e la direzione dei venticinque episodi che compongono La Vie du Christ che uscirà nel 1906. Il film della Gaumont pone l’accento sull’accuratezza della ricostruzione storica, il modello iconografico seguito sono le illustrazioni del Nuovo Testamento di James Tissot, molto popolari all’epoca.

Il film di Alice Guy fa uso di innumerevoli comparse e di una scenografia che ricorda quella dell’opera lirica. Questo film aprirà la strada che porterà ai grandi colossal epico-storici che si produrranno in Italia negli anni Dieci e tra quali non potrà mancare anche un film dedicato alla vita e alla passione di Gesù: il Christus di Giulio Antamoro.

Anche in questo film sono riconoscibili numerosi riferimenti ad opere celebri come  l’Annunciazione del Beato Angelico, La Natività del Correggio, l’Ultima cena di Leonardo, la Pietà di Michelangelo o la Trasfigurazione di Raffaello. Sempre nel 1916, la passione di Gesù è narrata nell’episodio ebraico  di Intolerance, il grandioso colossal prodotto e diretto da David Wark Griffith. Questi ultimi due sono film molto più moderni che fanno un uso ben più sofisticato del montaggio mentre, nelle passioni dei Lumière, di Zecca o di Alice Guy, al montaggio si ricorre esclusivamente per realizzare effetti speciali come apparizioni/sparizioni di angeli ed altri ingenui effetti che oggi ci fanno sorridere non poco.

Ma tutte queste opere, come molte altre prodotte in tempi più recenti, condividono numerosissimi aspetti contenutistici e formali di cui però, ci occuperemo nel prossimo articolo. Per il momento vorrei soltanto evidenziare quanto le passioni più primitive, che abbiamo citato, riprendano il modello teatrale delle passioni viventi, soprattutto sotto l’aspetto della narrazione, non fomulata in maniera continua, ma svolta attraverso una serie di tableaux vivants.

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