Olympia

Per noi sportivi del divano le Olimpiadi sono soprattutto un evento mediatico da seguire comodamente sdraiati mentre, dall’altra parte del mondo, atleti di ogni Paese si giocano in una manciata di secondi il frutto di anni di allenamento, lavoro e fatica. Non tutti sanno che che le prime Olimpiadi a d essere trasmesse in televisione ( in ben 14 Paesi differenti) furono quelle di Berlino del 1936. Quella fu anche la prima volta che un’edizione dei giochi olimpici divenne oggetto di un documentario cinematografico, ovvero Olympia di Leni Riefensthal, incaricata dal Comitato Olimpico Internazionale della realizzazione dell’opera.

Leni Riefensthal durante le riprese di Olympia

Olympia è ancor oggi un film molto discusso, da una parte esso introdusse alcune tecniche linguistiche molto innovative per l’epoca la maggior parte delle quali ancora in uso come gli angoli di ripresa molto sbilanciati, i primi piani estremi, fino ai binari montati nello stadio per effettuare carrellatte sulla la folla. D’altra parte questo film non cessa di suscitare controversie per quanto riguarda il suo contenuto politico e propagandistico ( sul Capitolo 16 di Breve Storia del Cinema potrete approfondire quest’argomento). Lodato, discusso, disprezzato, Olympia resta un una pietra miliare nella storia del cinema, un film che va visto mettendo da parte il proprio credo politico o ideologico. Si tratta di un film di propaganda, certo, ma noi non siamo più cittadini europei degli anni Trenta, consideriamolo perciò per quello che è ora: un preziosissimo documento storico e sociale di quegli anni. Analizzarlo sotto questo aspetto sarà senz’altro più produttivo che contrapporsi in uno sterile dibattito ideologico, come avviene tra i commenti che utenti da tutto il mondo postano sul mio canale YouTube.

Personalmente, l’aspetto che più mi colpisce in questi filmati è la straordinaria cura estetica che la Riefensthal pone in essi: la ricerca di angolature particolarissime, la geometrica costruzione di ogni inquadratura, i sofisticati controluce. Le immagini che oggi ci giungono da Rio sono tutt’altra cosa: le telecamere tendono a restituirci nella maniera più fedele e obiettiva possibile il gesto dell’atleta. Mentre l’obiettivo della Rienfensthal non è quello di documentare l’evento, ma piuttosto servirsene per costruire una danza di spettacolari immagini che sorprendono ancora oggi per la loro bellezza estetica. Ed è forse proprio in questa estrema ricerca formale, in questo classicismo ellenico dell’immagine cinematografica, che va trovata la chiave per leggere l’intera opera della Rienfensthal e il mistero di una propaganda così sottile e potente.

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