Storia di Angelina o La Bella Abissina

L. Fuzelier, A.-R. Lesage, Le théâtre de la foire ou l'opéra-comique (éd. D. Lurcel, Folio)
L. Fuzelier, A.-R. Lesage, Le théâtre de la foire ou l’opéra-comique (éd. D. Lurcel, Folio)

Questo è il libro nel quale mi sono imbattuto in La Tête-Noire, una divertente commedia in atto unico, nella quale Arlecchino viene costretto a recitare la parte della giovane Argentine, il cui zio vuole evitare le nozze, e così travestito, tanto brutto da sembrare un mostro, Arlecchino dovrà respingere ciascuno dei pretendenti alla mano della ragazza. La Tête-Noire, opera dei signori Lesage, Fuzelier e d’Orneval, andò in scena a Parigi nel 1721, in occasione della Foire de Saint-Laurent. Un fatto di cronaca del tempo fu lo spunto per la trama: si sparse una diceria secondo la quale, in un quartiere di Parigi, abitava una ragazza con la testa del tutto simile ad un teschio, il padre offriva una grandiosa dote a colui che fosse disposto a sposarla; la voce, vera o falsa che fosse, finì con l’ attirare orde di curiosi e cacciatori di dote tanto da causare disagi all’ordine pubblico.

Nel testo originale si trovano diversi lazzi e battute che fanno riferimento al colorito scuro del volto della ragazza (ovvero di Arlecchino travestito) , nera era infatti la maschera di cuoio che l’attore indossava in scena. Da qui l’idea di tradurre arbitrariamente “tête-noire” in “faccetta nera” piuttosto che in “testa di moro” o “capa nera”, e di trasportare l’intera vicenda dalla Parigi del XVIII secolo alla Ciociaria del 1940. Il riferimento a quella nota canzonetta di propaganda ci ha offerto numerosi spunti su cui riadattare la trama. Se in La Tête-Noire Argentine è un’orfana di ritorno dalle Americhe, la nostra Angelina rientra invece dall’Abissinia, il colorito intenso del volto di Arlecchino/Sciacquarello, che interpreta la sua parte, è giustificato dall’abbronzatura causatale dal cocente sole africano. I pretendenti arriveranno uno ad uno, illusi dai versi della canzonetta, chiedendo della “bella abissina” o della “facetta nera” per ritrovarsi poi, al cospetto di una donna mostro. Ma oltre che farci gioco del brano di Micheli e Ruccioni, abbiamo evitato di addentrarci nella satira politica e sociale dell’Italia di quegli anni, per non appesantire un testo che trova la sua forza proprio nella sua straordinaria leggerezza.

Perché ambientare la vicenda in Ciociaria, piuttosto che a Venezia o Napoli? Perché la commedia dell’arte, che a nostro modo tentiamo di far rinascere, è stata sempre aperta alle contaminazioni delle culture locali. Insieme alla maschera ciascun attore portava sul palco, quel modo di fare e parlare che erano tipici della terra, è così che nascevano gli Arlecchini veneziani, i Pulcinella napoletani o i calabresi Giangurgoli. Con Angelina (o La Bella Abissina ) stiamo provando a dar vita ad un eroe tutto nostrano: Sciacqarello ( o meglio:
Sciacquariéglie), un cugino ciociaro di Pulcinella, che calza le tipiche ciocie e si esprime nel nostro dialetto. Parimenti abbiamo trasformato gli altri personaggi: Colombina diventa Nannina, il vecchio mercante Pantalone il Cavalier Cioccidicola, il giovane innamorato Marcello, in omaggio all’indimenticabile Mastroianni, e così via tutte le altre maschere che incontrerete in questa commedia e che ciascun attore ha arricchito e rielaborato, di prova in prova, a sua personalissima maniera. Siamo sulla buona strada? Riusciremo a dar vita a queste maschere ciociare? Questo potranno dircelo soltanto i Vostri applausi.

Angelina o La Bella Abissina sarà rappresentata, per la prima volta, il prossimo 14 febbraio presso l’Hotel Il Cavalier d’Arpino, insieme allo spettacolo Saturnalia della compagnia catalana Cìa – Lazzi Comici. Per informazioni e prevendite, visitate la pagina Rendez.vous teatrale – San Valentino 2016

Leggi anche San Valentino a teatro

Precedente River to River a Milano - The Best of River to River 2015 Successivo Saturnalia