VR 360° e montaggio classico

 

“È possibile applicare le regole del découpage classico ai video a 360°?” mi chiede un allievo del corso di montaggio. Decisamente no, con questa nuova tecnologia videografica salta tutto. Riflettendoci, gli spiego (ma intanto sto spiegando a me stesso) il montaggio narrativo si basa essenzialmente sulla possibilità di suddividere una scena in più inquadrature, ciò è del tutto impossibile in un video a 360° dove la scena viene ripresa per intero in un’unica inquadratura e tutto entra nel profilmico. Tutto quel che gli ho spiegato sui raccordi non serve a nulla, perché in un video sferico, dove non possiamo far ricorso a primi piani o dettagli, non possiamo controllare lo sguardo dello spettatore, focalizzare la sua attenzione su questo o quell’elemento, sapere dove questo sia puntato quando scegliamo di passare ad un’altra scena/inquadratura.

Che fare allora? Il mio allievo sembra deluso. Certo è che anche nel cinema delle origini i registi usavano filmare tutto in una solo scena/inquadratura senza far ricorso a tagli di montaggio. Ma proprio questa è la ragione per cui i film dei Lumière o di Méliès appaiono così monotoni allo spettatore moderno. E del resto anche la maggior parte dei video a 360° che possiamo trovare rete esauriscono ben presto il nostro interesse: una volta esplorata la scena con il nostro sguardo non sappiamo più che farcene. “Il cinema non può limitarsi a mostrare, deve saper raccontare se vuole tenere desta l’attenzione dello spettatore. Se le tecniche del montaggio classico ci sono inutili in questo senso, non ci resta che ricorrere al piano-sequenza.” Dico a lui e a me stesso. Gli mostro qualcuno dei celeberrimi piani sequenza di Quarto Potere, ora mi pare eccessivamente entusiasta.

Quarto Potere

Un piano sequenza in Quarto Potere

Con un piano-sequenza abbiamo la possibilità di muoverci attraverso più scene senza dover far ricorso a tagli di montaggio. Inoltre il movimento della videocamera può aiutarci ad indirizzare lo sguardo dello spettatore che è naturalmente indotto a guardare nella stessa direzione in cui si compie il movimento. Ma riusciremo mai muore una videocamera per riprese a 360° con la stessa disinvoltura di Welles? È difficilissimo usarle su un carrello, una gru o un drone senza evitare che finiscano anch’essi nell’inquadratura. Mentre ci mettiamo all’opera per inventare dei supporti che consentano alle videocamera a 360° di muoversi liberamente negli spazi, possiamo pensare di far ricorso al montaggio interno. Il vasto campo visivo di un video sferico può essere sfruttato per mostrare più inquadrature nella stessa scena o, addirittura, anche più scene contemporaneamente. Potrebbero esserci di esempio le opere del regista inglese Peter Greenaway che ha fatto della tecnica dello split screen un elemento stilistico essenziale della sua ricerca estetica. Ma chi ha visto film come Le valige di Tulse Luper o L’ultima tempesta sa bene quanto Greenaway sia un regista ben poco coinvolgente sotto il profilo narrativo. Forse non è il cinema narrativo il terreno idoneo per coltivare il 360°, dopotutto si tratta di una tecnologia nata nel mondo dei videogame dove non abbiamo spettatori passivi, ma giocatori attivi.

Le valige di Tulse Luper

Un esempio di split screen dal film Le Valigie di Tulse Luper

Come applicare il 360° al cinema? La risposta ancora non c’è, ma proprio per questo noi ci stiamo entusiasmando cercarla o no?

 

One thought on “VR 360° e montaggio classico

  1. Il montaggio per un video a 360° è attualmente un terreno inesplorato, non c’è una via ma bisogna crearla, armandosi di creatività e fantasia per sperimentare verificare e migliorare. Attualmente si vedono in rete solo ottimi vfx in postproduzione ma la strada è lunga.